Nuova penale per la rescissione anticipata

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Nuovo decreto a danno del cittadino: il decreto Bersani, che di fatto annullava la possibilità ad un operatore telefonico di addebitare una penale per la rescissione anticipata di un contratto, verrà di fatto superato da un nuovo decreto che ripristinerà la penale di cui sopra.

legge

La legge Bersani N° 40 del 2007 recita: 

I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia e di reti televisive e di comunicazione elettronica, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferire le utenze presso un altro operatore senza vincoli temporali o ritardi non giustificati e senza spese non giustificate da costi dell’operatore

In realtà le compagnie telefoniche aggiravano facilmente questa restrizione del decreto Bersani gonfiando i prezzi delle offerte (i prezzi originali) . Mi spiego meglio: poniamo il caso che io crei l’abbonamento ALL YOU CAN che garantisce telefonate illimitate, sms illimitati e 50GB di connessione internet, facendolo pagare 30 al mese scontato rispetto ad prezzo originale” (inventato) di €100.

Prima della scadenza dei 24/30 mesi contrattuali, l’utente rescinde il contratto per passare ad altro operatore. Bene, a questo punto, io (operatore telefonico) nell’ultima fattura emessa, addebito spese per X€ giustificandole come rimborso di sconti particolari usufruiti senza rispettare il vincolo di durata del contratto. 

Ovviamente io non avevo alcuna intenzione di mettere la tariffa ALL YOU CAN al prezzo “originale” (fittizzio) di  €100 al mese, ma dicendo che sconto da un prezzo (inesistente) ad un altro (che è poi quello finale) avrò il potere, in futuro, di addebitare una somma X per recesso anticipato – che dovrebbe NON esistere più grazie al decreto Bersani.

C’è, inoltre, da aggiungere che le compagnie avevano il diritto di richiedere i costi tecnici di disattivazione, non regolamentati per quanto riguarda l’importo – Quindi una somma che andava a coprire dei costi tecnici di disattivazione (?!); che le compagnie usavano per addebitare ulteriori somme di denaro.

La penale che verrà ripristinata, potrà essere applicata SOLO per gli abbonamenti – che vedranno però la loro durata ridotta a 24 mesi e non più 30 mesi – e solo per i clienti che avranno sfruttato un’offerta (di fatto chiunque come abbiamo visto poche righe fa).

Altroconsumo ha commentato così:

Con questa legge l’operatore può far pesare sulla fine anticipata del contratto, che non può essere superiore ai 24 mesi, l’investimento in marketing per promuovere l’offerta. Se il decreto dovesse concludere inalterato tutto l’iter necessario per entrare in vigore, si rischierà di andare oltre al centinaio di euro. Un doppio passo indietro considerando che aspettavamo addirittura un limite concreto all’entità dei costi di disattivazione

Notizia fresca di ieri. Il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha così “spiegato” la nuova legge, tentando di contraddire quanto analizzato da Altroconsumo. Ecco la nota pubblicata dal MISE:

Le penali nel settore della telefonia restano se si recede in anticipo dalle promozioni. Ma non sono previste per cambiare gestore”. È questo il senso della precisazione del Ministero sul disegno di legge sulla concorrenza approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri. La norma inserita nel disegno di legge non cambia  le disposizioni generali in materia di recesso anticipato dai contratti di telefonia, internet e tv (già regolati dal DL 7/2007) ma disciplina i costi di uscita dalle sole promozioni relativi ai medesimi servizi (come per esempio l’uso di uno smartphone o le partite di calcio gratuite).

In primo luogo viene fissato un tetto di 24 mesi alla durata delle promozioni stesse. Secondariamente stabilisce che le eventuali penali, già esistenti nelle promozioni, devono rispettare una serie di stringenti requisiti di trasparenza sia verso il cliente, sia verso il regolatore. In particolare, l’operatore dovrà fornire al consumatore informazione esaustiva in merito all’esistenza e all’entità di costi d’uscita. Dovrà inoltre spiegarne analiticamente al Garante delle comunicazioni, sulla base dei costi effettivamente sostenuti, la giustificazione.

la norma impone che i costi d’uscita siano proporzionali al valore del contratto e alla durata residua della promozione. In sostanza, l’effetto delle misure introdotte a favore dei consumatori è quello di chiarire un aspetto precedentemente non definito.

C’è perplessità da parte di Altroconsumo che commenta, in una ulteriore nota ufficiale: “Dobbiamo confermare tutte le nostre preoccupazioni. Si rischia di resuscitare le penali che nel settore delle comunicazioni elettroniche erano state eliminate con il decreto Bersani. Infatti, nella parte ora aggiunta al comma 3, si dice esplicitamente che le spese e ogni altro onere comunque denominato relativi al recesso o al trasferimento dell’utenza ad altro operatore sono commisurati al valore del contratto al momento della sottoscrizione quando, invece, secondo la legge vigente, gli unici costi che l’operatore può recuperare sono quelli giustificati da costi dell’operatore medesimo ovvero costi tecnici vivi per operare lo switching e/o il recesso – sui quali peraltro pendono ancora ricorsi

 Insomma, come ogni legge/decreto/norma in Italia, non c’è chiarezza e tutto sta all’interpretazione di chi legge. Come si dice in questi casi: Fatta la legge, trovato l’inganno.

Sarà mai fatta chiarezza?!

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